TRA LE MIE BRACCIA



Tra le mie braccia c’è un respiro piccolo piccolo,
sembra un lieve soffio, ma lo sento già in tutta l’aria che respiro.

Tra le mie braccia si sente il calore di una vita appena nata,si può stringere forte o anche piano e non ti stanca mai.

Tra le mie braccia si può sentire il brivido di essere nuovamente cambiato,
di essere forte davanti ad ogni scelta, di essere pronto ad affrontare ogni salita,
di essere bravo ad insegnare a camminare, di essere già grande per il resto dei giorni.

Tra le mie braccia c’è ancora una volta un senso per la mia vita…
ed il senso è quello di essere padre.

Tra le mie braccia vorrei tenere per sempre, in ogni attimo, questo brivido,
ma appena scenderà io so che sarò contento,
perché i suoi passi lo porteranno lontano… per la sua strada.

Tra le mie braccia c’è la voglia di essere felici, tutta una famiglia,
guardandoci, tenendoci per mano e sapendo di essere legati eternamente, gli uni agli altri.

Tra le mie braccia nascono tanti sogni,
ma saranno i suoi a farmi sentire realizzato.

Tra le mie braccia, quelle che hanno tenuto Daria,
quelle che si uniscono alle braccia di Cinzia,
è arrivato Goffredo, mio figlio, ed ha trovato spazio vicino al cuore.

Goffredo un giorno avrà braccia forti
e mi terrà la mano per ultima volta, poi mi lascerà andare via…
e in quel momento si ricorderà di queste parole e del ciclo dell’esistenza
ed è allora che sarà già diventato grande.

Attilio, settembre 2015

TRANSUMANTI


Ciascuno per la sua strada.... 
O forse a volte le strade di uomini e natura si incontrano per seguire lo stesso sentiero, magari con pensieri diversi e prospettive differenti. 
Uomini in cerca delle pecore, nel cui cammino riconoscere la propria spensieratezza ed il volersi astrarre dalla quotidianità della vita. 
Pecore abruzzesi in cerca di erba fresca dei pascoli d'alta quota, in cerca del richiamo e della protezione e magari anche dell'attenzione dei propri pastori. 
Gli orizzonti li racchiudono entrambi, il cammino li accomuna.

LO STRAORDINARIO DELLE PERSONE COMUNI


A chi parte e si farà guidare lungo il Cammino di Santiago, ricordiamo alcune frasi e regole per prepararsi ed affrontare il proprio cammino tratte dal libro di Paulho Coelho:
" In questi giorni Petrus mi ha ripetuto che il Cammino è di tutti, delle Persone Comuni, e questo mi lascia alquanto deluso. 

Pensavo che questo sforzo mi avrebbe assicurato un posto tra i pochi eletti che si accostano ai grandi archetipi dell'universo (...) 
Ma ciò che Petrus mi dice è esattamente il contrario: non esistono eletti. Tutti sono prescelti se, invece di domandarsi: Che cosa sto facendo qui? decidono di fare qualcosa che risvegli nel cuore l'entusiasmo (...) 
Insomma, è la decisione dell'uomo di compiere il proprio destino che gli consente di essere veramente un uomo(...)"

IL TREKKING DEL SANTO


Un'altra tappa di un cammino, quello che tocca i quarant'anni. Ritrovare se stessi nelle sfide, nelle incertezze dei sentieri lavici, delle vie sconosciute da cercare ma anche nei luoghi amici tra boschi e montagne amiche. 
Grazie alla voglia di camminare ed alla capacità di proiettare i passi verso la propria anima, spunta il Trekking del Santo.
A volte si va in montagna per calibrare il proprio equilibrio, a volte si vuole ritrovare la soluzione ad un problema, a volte perchè si è sereni e si vuole godere di una giornata tra i boschi.
Questo cammino cerca lo sforzo umano nei propri passi, cerca la serenità interiore, tempra e riempie di forza e coraggio.

Parla di un viaggio, di una ribellione, di una scelta, di una ricerca interiore e di una vita spesa per ciò in cui si crede...con la forza della Fede.

La vita di San Nicolò è piena di esempi da seguire.
Ma il cammino appartiene a chi lo compie.
Lungo la strada si penserà alla “scelta” del Santo, ma alla fine ciascuno si troverà davanti se stesso.
Attilio
Per visionare l'intero Trekking del Santo http://www.vaicoltrekking.com/p/tre.html

TREKKING DEL SANTO - I passi del Cammino Etna-Nebrodi di San Nicolò Politi
Passi del cammino. 
I passi del cammino sono le tappe e le giornate da compiere a piedi in questo trekking che attraversa e congiunge i territori del Parco dell’Etna e del Parco dei Nebrodi. 
Dalla città di Adrano adagiata alle pendici dell’Etna fino alle terre nebroidee dove vive arroccato il borgo di Alcara Li Fusi. 
Il trekking che si affronta in tre giorni ripercorre, passo dopo passo, il pellegrinaggio del Santo Eremita, Nicolò Politi, attraverso scenari naturali che oggi come allora mostrano la straordinaria bellezza del creato. Lungo il cammino - passaggi obbligati pieni di storia e mito - si ritrovano i luoghi storici dove San Nicolò condusse parte della sua beata vita.


Questo trekking è stato ideato e realizzato da Attilio Caldarera (Esperto di Parchi e Riserve – Guida AIGAE), nell’anno 2013, che ha vissuto parte della sua vita sia alle Vigne di Adrano sia ad Alcara Li Fusi.

IL PESO DELLA CROCE (11.02.13 il Papa che abdica)



...Sia fatta la tua volontà, Signore. Perché tu conosci la debolezza del cuore dei tuoi figlie a ciascuno concedi solo il fardello che può sopportare. (pag 101 sulla Sponda del fiume Piedra mi sono seduta è ho pianto - Paulo Coelho).


Mi sono andato a cercare questa frase di un  libro che ho letto perché la notizia di oggi del PAPA (ex) Benedetto XVI mi ha fatto riflettere. 
Quando ho sentito la notizia stamattina, inizialmente ho compreso "l'uomo" che per qualsiasi motivo fisico, intellettuale, politico, religioso lasciava il posto a qualcun altro... 
Ho pensato sarà stanco, non c'è la fa più, fa bene, ne sceglieranno un altro.
Poi ho pensato alla straordinarietà di questa rinuncia... alla FEDE Sua e di ciascuno di noi...e forse la CROCE bisogna portarla fino in fondo.
Noi chiamiamo chi viene scelto come successore di San Pietro, SUA SANTITA' e non è un titolo onorifico è qualcosa di molto più... e costa tanto, tanto.
Il cammino di ciascuno di noi e Lui per primo... quello della santità.
Non sono qui IO a spiegare che la CROCE non si lascia, che la CROCE si porta per se e per tutti gli altri e che tutti siamo pronti a metterci una mano per spingerla...ed aiutarlo, semplicemente con la nostra FEDE e col nostro essere buoni cristiani ogni giorno, facendo del bene, da uomini giusti, aiutando gli altri ed a volte sacrificando tutto... proprio tutto (anche la vita) per gli altri.
Ma avrei preferito che l'UOMO scelto, che diventa PAPA, raccolga per primo quella CROCE e vada avanti fino alla fine dei suoi giorni su quel cammino che Gesù ha indicato ed alla fine sarà anche ricompensato.
Spero tanto che ci sia un nuovo colpo di scena in questa vicenda e SUA SANTITA' Papa Benedetto XVI si rimetta sulle spalle la Croce che DIO gli ha consegnato. Perchè se la FEDE non è questo, allora ci siamo già smarriti.

Passatemi la battuta: più volgarmente il Comandante De Falco avrebbe detto in questa occasione "Ratzinger, salga a bordo cazzo!"

1333...STRAORDINARIA FELICITA'


La mia FELICITA' non è un numero... ma 1333 è una nuova vita.
La mia felicità ha una data. Il 22.11.2012... ed i Maya questo non l'avevano predetto.
La mia felicità è cominciata ad un ora. Le 13.03... ed io c'ero.
La mia felicità non ha più un tempo, ma durerà per sempre.
La mia felicità ha l'odore di una rosa. Anche il colore è rosa e a toccarla è molto tenera.
La mia felicità profuma. Ha il profumo dell'alba di ogni mattino.
La mia felicità mi ha fatto tremare dentro e fuori... per un attimo infinito... poi ho ripreso a vivere.
La mia felicità da quel momento è pronta a tutto... anche a sacrificare la mia stessa vita.
La mia felicità dorme e sogna... ed io questo l'avevo solo sognato.
La mia felicità apre gli occhi... e spunta il sole, anche se è notte.
La mia felicità chiude gli occhi, ed allora ogni cosa sembra tranquilla, come ogni tramonto.
La mia felicità si vede nei miei occhi e si riflette nei suoi.
La mia felicità non è solo dentro di me... ormai la ritrovo ovunque.
La mia felicità adesso è avvolta tra le braccia dell'altra parte della mia vita... sua madre.
La mia felicità non è solo mia... è anche quella di Cinzia, mia moglie.
La mia felicità ama ... ed è amata, sempre.
La mia felicità è quella della mia famiglia... tutta.
La mia felicità crede... crede che la vita è bella se sai amare e donare.
La mia felicità è forte... perché a volte servirà lottare e saper soffrire per essere felici.
La mia felicità sa volare... anche se ancora deve imparare a camminare.
La mia felicità è appesa al mio zaino e scalerà ogni montagna con me.
La mia felicità camminerà con me... ma anche da sola... per la sua strada.
La mia felicità è la più bella di tutte le montagne che conosco.
La mia felicità ha scritto queste parole ... è stata brava... ma non basteranno mai a descriverla.
La mia felicità ha un nome, si chiama DARIA ed è mia figlia.
La mia FELICITA' un giorno leggerà queste parole. Sarà felice e mi abbraccerà forte... ed io non dovrò dirle niente... ma proprio niente... per essere felice.


ORDINARIA FELICITA'


Per me ho avuto una giornata molto gradevole. 
Ha avuto le sue nubi e i suoi acquazzoni, ma anche i suoi momenti di sole splendido.
Ma cosa intendi fare, tu, della tua giornata?
Potrà essere altrettanto felice, se solo tu lo vorrai.
Ma non lo sarà se ti metterai a perdere tempo aspettando che qualcosa succeda, o a sprecarne una parte dormendo. Svegliati! datti da fare...la felicità è tua, purchè tu guidi bene la tua canoa.
Baden Powell

Aspettare di essere felici può vuol dire che quel momento non arrivi mai.
Trovare la felicità ogni giorno nelle piccole cose ed anche nelle grandi, può voler dire VIVERE davvero.
La felicità può essere davanti a noi, nelle persone che ci stanno accanto, nei panorami di un escursione, nella passeggiata nelle vie di Ibla, nell'impegno quotidiano, negli affetti più cari, nell'aspettare una figlia che presto aprirà gli occhi a questa vita.

PARTIRE E'....

Partire è…
Partire è uscire da sé.
Partire è smettere di girare attorno a noi, come se fossimo al centro del mondo.
Partire è non lasciarsi chiudere dal piccolo mondo cui apparteniamo:
l’umanità è più grande, è essa che dobbiamo servire.

Partire è aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro,
aprirci alle idee, anche a quelle diverse, avere il fiato di un buon camminatore.
Felice chi comprende e vive questo pensiero:
”Se non sei d’accordo con me, tu mi fai più ricco”.
Un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita.

Beato chi si sente eternamente in viaggio
E in ogni prossimo vede un compagno desiderato.
Un buon camminatore si preoccupa dei compagni stanchi.
Li prende dove li trova.
Li ascolta con amore, ridà loro coraggio per il cammino.
Andare avanti solo per andare avanti non è vero camminare.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo.

Partire è mettersi in marcia
E aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia
Per costruire un mondo più giusto e umano.
Hélder Pessoa Câmara

Hélder Pessoa Câmara (noto come Dom Hélder; Fortaleza, 7 febbraio 1909 – Recife, 27 agosto 1999) è stato un arcivescovo cattolico e teologo brasiliano.
Ha lavorato per risolvere la miseria nelle favelas e per questo fu anche nominato "il vescovo delle favelas". Si è occupato sia dell'incontro delle grandi religioni in pace sia della campagna "Un 2000 senza miseria". È stato uno dei maggiori precursori della teologia della liberazione latinoamericana, e uno degli esponenti che ha maggiormente integrato dimensione politica e dimensione spirituale della fede cristiana.


C'è sempre tempo per cambiare vita... Non che io abbia qualcosa da rimediare o da redimere nella mia vita e nel mio cammino. E' il tempo di oggi, con le sue regole di sopravvivenza che spesso diventano oppressive e ti fanno perdere la forza e la voglia di pensare al viaggio che ci eravamo prefissati.
In realta', tutta questa crisi, io non me la sono cercata, anzi siamo stati noi "gente comune", quelli sensibili, quelli umani che nel nostro quotidiano, nella nostra buona educazione, nel nostro essere pronti ad aiutare gli altri, nel nostro essere scout, nel nostro essere giusti e retti, nel non essere mai ladri di nulla e mai debitori verso nessuno, abbiamo sempre cercato di pensare ai più deboli con piccole azioni, con piccole privazioni, con tanta umanità.

Adesso è come se qualcuno, che è già seduto nella sua poltrona, nel posto dove noi dovremmo arrivare un giorno passo dopo passo, fatica dopo fatica, ti metta delle pietre nello zaino.
Il mio peso lo porto io, anche quello degli altri se questo serve al mio viaggio ed anche quello di chi al mio fianco si è stancato o anche di quelli che soffrono ed a cui serve un aiuto vero.
Ma agli altri no.
Credo che in Italia stia succedendo questo... ed anche nel mondo.

Ma c'è sempre tempo per cambiare vita... Forse è il tempo di darsi nuove mete, di ritornare a guardare da lontano obiettivi vicini a noi. E' il tempo del piccolo ma buono, dell'acqua presa alle sorgenti vicino casa, delle gioie di una camminata all'aria aperta o di una passeggiata mano nella mano tra le vie del proprio paese. E' il tempo di godersi ciò che si ha e di aiutare chi ancora ha davvero molto poco.
Anche questo è partire.
Purtroppo al resto ormai non c'è rimedio, nessun governo... nessun governo.

ARIA DI NATURA


Per esperienza ho visto che, in un oggetto naturale, anche il povero misantropo e l’uomo più malinconico possono trovare la più dolce, tenera innocente e incoraggiante compagnia. Non ci può essere nessuna oscura malinconia per chi vive in mezzo alla Natura e ai suoi sensi sereni.
Non ci fu mai tempesta, per quanto violenta, che non fosse musica eolia a un orecchio sano e innocente. Nulla può, a diritto, costringere un uomo semplice e coraggioso a volgare tristezza.
Mentre godo dell’amicizia delle stagioni, credo ce nulla possa rendermi pesante la vita.

Divento forte ogni giorno di più. Le mie gambe camminano o viaggiano di pari passo con la mia mente per raggiungere una vetta dopo l'altra. Mi sta capitando spesso di partire la mattina lungo i sentieri e di ritrovarmi fino a tarda sera a camminare con la mia torcia sulla testa, magari con un po' di ansia ma anche con la sicurezza di sapermela cavare e di trovare sempre la strada giusta o comunque il modo per non perdermi.
Sono proprio tanti gli insegnamenti della vita in mezzo alla natura. C'è sempre un orizzonte da valicare ancora e ancora e poi ancora.
Di solito c’è spazio sufficiente, il nostro orizzonte non ci è mai proprio ai gomiti. Il fitto bosco non è mai proprio sulla porta di casa, né il lago, ma c’è sempre una radura, familiare e consumata da noi, in qualche modo appropriata e cintata, strappata alla natura.
Il saper stare da soli in mezzo alla natura, il camminare per luoghi sconosciuti o in condizioni difficili è diventata allora la mia forza.
Guardo indietro ed i miei nemici sono ormai lontani e non riusciranno a raggiungermi... gli inutili non sono mai partiti, spaventati da loro stessi e chi ha invidiato è ancora lì al solito posto a programmare la rivincita... che peccato essere così.
... magari mi chiederanno aiuto...
Guardo avanti e vedo ogni nuovo giorno, soleggiato, piovoso, nevoso non importa. Ci sono io davanti, chi mi sta affianco, chi mi porto dentro e chi mi viene dietro perchè, al sicuro, possa imparare dai miei passi e camminare un giorno da solo.
Io avevo bisogno di aria... aria di natura.

VELEGGIARE

È una di quelle serate deliziose in cui tutto il corpo è un solo senso, e inspira felicità attraverso ogni poro. Vado e vengo nella natura con una strana libertà e sono parte di essa. Mentre cammino lungo la pietrosa riva del lago, in maniche di camicia, malgrado ci sia un vento fresco e il cielo sia coperto, e io non veda nulla di particolare che attragga la mia attenzione, tutti gli elementi mi sono stranamente congeniali.

Ai nostri pensieri occorre spazio, per mettersi a veleggiare, e fare un giro o due, prima di raggiungere il porto.

Mi chiedevo se a volte, o tutte le volte, scrivere qualcosa sul proprio blog non sia un modo per parlare con se stessi... Sasca raccoglie i miei pensieri, gli stati d'animo, le pause dopo le camminate.
Il viaggio è al centro del blog, lo vivo nei miei viaggi, nelle mie escursioni, nei miei pensieri ma a
nche nelle letture di un buon libro come "Walden, ovvero Vita nei Boschi" di Henry david Thoreau scritto nel 1854. Ne ho regalato una copia ad un amico che mi ha ospitato a casa sua, una casetta nel bel mezzo del bosco, in un luogo incantevole, da dove si ammira istante per istante un lago d'alta montagna. Mi sembrava giusto che una copia del libro Walden dovesse restare lì.
Vado e vengo nella natura con una strana libertà... mi sembra una frase che rispecchi ormai quello che faccio, ciò che mi chiama sempre e mi fa stare bene. Passo bei momenti da solo scoprendo nuovi cammini o ripercorrendo alcune vie che mi sono familiari per ritrovare la strada o chissà quale parte della mia vita. Potrei sembrare malinconico o anche solitario ma in ogni istante ormai porto con me la mia vita felice condivisa con mia moglie. Il viaggio ci unisce, anche quando siamo lontani perchè si cammina bene quando si ha qualcuno a cui pensare o che ti sta pensando. Tutto ha un senso. Questi pensieri hanno veleggiato su questo blog ed adesso ritornano a me. Resta invece lì, per un altro viaggio da raccontare o da rifare, quell'acqua turchese straordinaria del Lago Sorappis in Veneto sulle Dolomiti.

FUGE, TACE, QUIESCE


"Fuggi (Fuge)! Andare in vacanza significa allontanarsi da dove normalmente si vive: si parte, si fa un viaggio, si intraprende un cammino...(...)
Lasciare il luogo abituale di vita è atto importante se vissuto in modo consapevole: significa affermare che il luogo in cui si vive non basta, che desideriamo altri luoghi, che vogliamo per approdare da un'altra parte.
Ricordo ancora oggi il primo viaggio che feci da solo, quand'ero adolescente: paure, ansie, timori e, insieme il desiderio, l'eccitazione di uscire di casa, di partire; tutti sentimenti che ciascuno ritrova in se stesso ogni volta che ci si accinge a un nuovo viaggio, ogni volta che prepara una partenza. (...)
Ecco allora le vacanze come occasione di fare silenzio, di abitare il silenzio, di vivere il silenzio (Tace). Al mattino presto, al mare come in montagna, è possibile trovare spazi solitari dove il silenzio è non solo possibile ma aiutato dalla natura stessa. (...)
(Quiesce) ...Le vacanze nel loro stesso nome ci invitano a questo: vacare significa, discostarsi da un ritmo quotidiano per ritrovare l'autentica vita interiore, è un uscire da quello che facciamo per rientrare in quello che siamo, un far tacere quello che ci assorda per tornare a utilizzare l'orecchio del cuore.
(tratto da "Ogni cosa alla sua Stagione" - Enzo Bianchi)


"Ogni cosa alla sua stagione" è il libro che sto leggendo e nel quale mi ritrovo. Nelle prime pagine ho trovato il mio viaggiare ed il suo senso. In queste parole non c'è fretta, non c'è superficialità, c'è pacatezza, c'è una saggezza che ti porta ad affrontare interamente ogni giornata, con i suoi ritmi e con l'essenziale a portata di mano... la propria sensibilità, non uno scatto di una fotocamera digitale per ogni luogo, come spesso ormai facciamo per il piacere di avere cartelle piene sul pc... ma quell'attimo, quell'istante, quel momento, semplicemente da portarsi dentro, per rivederlo sempre e non davanti al pc.
Dei buoni consigli, insomma, per la prossima camminata o per il prossimo mio (e di mia moglie) imminente viaggio...

VIENI VIA CON ME ...


Quest’anno VADO VIA o RESTO al CAI di Ragusa?

· Vado via perché il giovedì sera non sono mai riuscito ad andare al Cineplex

· Resto perché mi piace vedere al CAI “Iblei… storie e luoghi di un parco”

· Vado via perché alla cena di fine anno ho sempre mangiato male

· Resto perché quest’anno ho una escursione con i ragazzi dell’UNITALSI

· Vado via perché ormai mi sono “accasato” e non mi interessa trovare compagnia

· Resto perché nella bacheca in sede c’è la fotografia del mio matrimonio

· Resto perché voglio ancora dormire nei materassi del Romitorio

· Vado via per coricarmi nei nuovi materassi dell’Eremo di San Felice

· Resto perché quest’anno io e mia moglie paghiamo la metà della quota associativa

· Vado via perché non voglio fare le escursioni a piedi ma con “la lapa”

· Resto perché ho conosciuto il CAI di Ragusa al Cammino di Santiago

· Vado via perché Sergio “russa” troppo durante la notte

· Resto perché Sergio è una buona guida

· Vado via perché non ci sono mai alle riunione dei gruppi di lavoro

· Resto perché ogni volta che ci sono c’è anche Cinzia

· Resto perché Isabella un giorno sarà il nuovo presidente

· Vado via perché Isabella un giorno potrebbe essere il nuovo presidente

· Vado via perché a qualcuno sto antipatico

· Resto perché una volta qualcuno ha pianto di felicità ad una mia escursione

· Resto perché un giorno voglio vedere, finalmente, le foto di Roberto

· Vado via perché tanto quel giorno non arriverà mai

· Vado via perché quest’anno cammino da solo

· Resto perché quando scopro un nuovo sentiero ho voglia di farlo vedere a tutti

· Vado via perché ormai la frittata è fatta

· Resto perché mi piacciono tanto le “scacce ragusane”… anche fredde

· Vado via perché Gianni G. andrà in pensione e quindi ci sarà a tutte le escursioni

· Resto perché quando c’è Gianni c’è più allegria

· Vado via perché non c’è niente da guadagnare

· Resto perché mi è arrivata la nomina di Accompagnatore Sezionale

· Vado via perché un catanese al CAI basta ed avanza… soprattutto uno come Gianni M.

· Resto perché ormai mi sento ragusano

· Vado via perché non ho più niente da dire

· Resto perché so camminare anche in silenzio

ORAZION PICCIOLA, AL CAMMINO...


"O frati", dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

Li miei compagni fec' io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com' altrui piacque,

infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».


Le imponenti colonne d'Ercole, nell'ancor sconosciuto e temuto stretto di Gibilterra, vengono affrontate dai compagni di viaggio di Ulisse, nella loro odissea verso Itaca. Dante Alighieri lo narra nel Canto XXVI dell'Inferno.
I"fratelli" di Ulisse vengono esortati davanti una delle difficoltà del loro cammino. Frasi d'avventura e di coraggio animano ogni viaggio difficile. Raccogliere tutte le forze che rimangono o spesso ricorrere a quella forza interna di cui non si conosce neanche l'esistenza se non davanti a fatiche immani, serve ad oltrepassare ogni ostacolo, ogni montagna, non negandosi l'esperienza unica di passare il limite "oltre il nostro sole dove non vi è passata ancor gente umana". Ancora una volta il senso del viaggio che sta nell'esperienza dura del cammino. Bisogna allora prepararsi ogni giorno con il proprio corpo certo, ma con l'anima di chi è animato dal ricercare virtù e conoscenza. Chi accetta la via breve e facile o la via del compromesso, non potrà mai trovare il coraggio delle proprie scelte ed essere libero di godersi, dopo la fatica e come cantano i versi, il proprio sole.

IL CAMMINO ALL'INFINITO


Cinque dell'ampio scudo eran le zone
e gl'intervalli che, con divin sapere,
d'ammiranda scultura avea ripieni.
Ivi ei fece la Terra, il mare, il cielo
e il Sole infaticabile, e la tonda
Luna, e gli astri diversi onde sfavilla
incoronata la celeste volta,
e le Pleiadi, e l'Iadi, e la stella
d'Orion tempestosa, e la grand'Orsa
che pur Plaustro si noma. Intorno al polo
ella si gira ed Orion riguarda,
dai lavacri del mar sola divisa...
...Il gran fiume Ocean l'orlo chiudea
dell'ammirando scudo . . .

ILIADE, libro decimottavo.

Perchè mi piace camminare... Ogni tanto mi faccio questa domanda e rivedo i miei anni trascorsi agli scout con lo zaino in spalla, tanti maestri prima ed io maestro di tanti ragazzi fino a qualche anno fà. Oggi vedo le mie escursioni i miei tanti amici del CAI, vedo le loro risate, le loro fatiche condivise lungo le salite, vedo quel momento finale di ogni passeggiata quando ci fermiamo per pochi minuti, o anche per qualche ora godendoci il luogo che ci ha ospitato.
Ma cammino per trovare quello che c'è fuori e che è a portata di Attilio, ogni giorno. Quello che Omero ha descritto così bene in questo libro dell'Iliade.
Descrive lo scudo di Achille prima della battaglia con Ettore.
Credo che è come se stesse descrivendo una mappa, quella della vita e del creato, mettendola in contrapposizione al destino crudele dei due Eroi.
Allo stesso modo, la salita o se vogliamo la vita va presa per la sua direzione giusta. La retta via, il sapere scegliere e riconoscere i propri equilibri... Con chi ami e con chi cammini...
Lo scudo di Achille mette voglia di un'altra escursione... o di un'altra vita...chissà.

VAI COL TREKKING


VAI COL TREKKING
Un programma di escursioni, trekking e viaggi a piedi in ogni periodo dell’anno ed in ogni luogo dove “la natura ha trovato casa…”

La filosofia di vai col trekking
Ogni stagione nasconde luoghi particolari da scoprire a pochi passi da casa propria o magari un po’ più fuori porta. Non importa il tempo o la distanza, perché il viaggio inizia nel momento in cui pensiamo di farlo.
Tanto meglio se per viverli pienamente ci affidiamo a persone che hanno già percorso quegli itinerari ed hanno deciso di far provare le esperienze trascorse a tanta altra gente, magari poco alla volta ed a piccoli gruppi, nel corso degli anni e delle stagioni.

Con questa filosofia nasce “Vai col Trekking” un programma di escursioni pensato da un gruppo di appassionati, “professionisti”del trekking e della montagna.
Anni di esperienza e la gestione costante di gruppi di persone qualifica gli accompagnatori che hanno realizzato questo calendario escursionistico.

Vai col trekking invita tutti a partecipare affidandosi per mano alle guide ma soprattutto rispolverando dentro se stessi il viaggio naturalistico e la sana voglia di camminare per scoprire assieme ad altri la bellezza di ogni luogo che si attraversa.
Non resta che mettere gli scarponi… Buon cammino

VAI COL TREKKING è su Facebook
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LA VITA... DAVVERO


La Cura

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

SII TE STESSO


O Signore,
che non neghi mai il Tuo aiuto
a quelli che Ti amano,
e per quelli che ti servono
nessuna Terra è lontana,
benedici il cammino del tuo servo
affinchè con la Tua protezione e guida,
cammini senza peccato
per i sentieri di giustizia.


Questa nobile preghiera scritta da un pellegrino del Cammino di Santiago
anima le mie scelte di vita.
Ogni giorno si cammina, tanti sono gli arrivi, tante sono le partenze.
La mia guida mi dice che non ho ancora "osato" ed è il momento di farlo,
di non pensare solo al viaggio solitario ma scegliere la compagnia.
Condividere, il viaggio e la propria vita.
Sapere ascoltare, saper proteggere, saper capire, consigliare, educare, essere felici, affrontare le difficoltà.
Fare delle scelte. Seguire l'esempio dei propri padri.


IO...TRA CIELO E CIELO


Quando il tuo passo, seguito dall'anima ansimante,
si volge alla suprema cima bianca, occorre chiudere gli occhi,
misticamente, a ogni distrazione terrena, umana, religiosa persino.
La rinuncia è la condizione imprenscindibile, per l'ascensione alpinistica.
Bisogna lasciare a valle, abbandonare a fondo,
non solo ogni pesante apparato
tecnologico che voglia sostituirsi al tuo corpo libero
e al nostro spirito puro,
ma anche tutte le volontà velleitarie dell'io.
Passo su passo, di cammino in cammino,
diventeremo così leggeri
da animarci a un semplice soffio,
giunto tra cielo e cielo...

tratto da Filosofia della Montagna - F.Tomatis

Che dire di queste parole...
...Niente. Semplicemente bisogna immaginarsi liberi e volare alla propria vetta,
da raggiungere sempre, dopo tanta, tanta fatica... solo allora sarà "nostra".
Mi piace pensare che ogni volta che sono in montagna, da solo o con gli altri,
sono libero, libero da ogni condizionamento, da ogni influenza, da ogni velleità di pensare a un mondo giusto, ad un lavoro corretto, libero di essere giusto e di dire "no grazie" di fronte ad adulatori e potenti.
La montagna in realtà non ci rende liberi del tutto... ma ci ascolta e ci da anche buoni consigli.

IL CAMMINO CHE RITORNA


Il Cammino di Santiago è sempre lì...
con i suoi insegnamenti passo dopo passo.
Mi viene voglia di ritornare sui miei passi.
Per ora mi emoziono guardando questo video.
Buon Cammino



SOPRA IL MARE


"Oggi il mondo corre al mare,
che non è il contrario della montagna ma rappresenta meglio l'ozio di moda.
Si cerca nell'acqua , e non nella fatica della vetta, la propria dimensione spirituale"
da: Filosofia della Montagna, di F. Tomatis

Credo sia vero, non che il mare rappresenti proprio l'ozio, anzi ...
Credo che molti non sappiano scegliere le proprie mete, non sappiano mettere davanti a loro le proprie vette da scalare, che sono quelle che ci fanno paura e nei pensieri è sempre meglio rimandare o desistere.
Si arriva ad un passo dall'acqua dove vanno tutti ma spingersi più in la fa paura.
Poter dire "si ci sono stato" è una cosa, poter raccontare di aver nuotato, scalato, preso il largo, provato a scalare, camminato fino in cima, essersi perso e ritrovato è un'altra cosa.
C'è spiaggia e spiaggia, montagna e montagna, vita e vita per trovare la propria dimensione.
dimenticavo... dalla cima del vulcano, quando il fumo dello zolfo ti lascia respirare, il mare è solo da ammirare.

WASAFIRI

Wasafiri in lingua swahili vuol dire "viaggiatori".
Ecco i volti di chi ha condiviso un viaggio nella terra rossa della Tanzania.
Ma non ci sono solo i volti dei compagni di viaggio, ci sono le loro storie di vita, i loro cammini che li hanno, o meglio ci hanno, portato a scegliere di incontrarci in uno dei villaggi dove si sente e si vive l'anima dell'Africa. Ognuno con il suo carattere, i suoi sorrisi, il senso di smarrimento per un viaggio che ti sorprende mettendoti a nudo davanti la realtà di una vita semplice, dove non c'è bisogno (e nanche possibilità) di accendere la luce e aprire il rubinetto dell'acqua... meglio così scopri che ogni sera il cielo stellato è magnifico e vicino ad ogni villaggio c'è sempre un ruscello che scorre.

ASANTE SANA


... il colore dell'Africa è il nero e ti rimane dentro...
si mischia a tanti altri colori che diventano sguardi, volti,
capanne di fango, fratellini che si aiutano, acqua, alberi da piantare,
fiumi, santi e madonne, biciclette impolverate,
vocali da imparare e terra rossa sotto i piedi scalzi...
in viaggio con Tulime http://www.tulime.org/

Asante Sana Tanzania

IL GATTO SELVATICO

Che bell'incontro.
Era sabato mattina, una di quelle mattine con tanto sole che tutti vanno al mare e non sanno che sù in montagna c'è quel venticello che ti fà sudare poco e ti rinfresca ad ogni fermata del cammino.
Il sentiero è quello che mi porta sopra la vallata della cascata del Catafurco, nel Parco dei Nebrodi. Direzione piano delle Capre, per la Serra di Filici.
Siamo troppo pochi per darci fastidio. Io e il gatto selvatico.
Ci incontriamo, ci guardiamo poi ognuno per la sua strada, ciasdcuno con il proprio destino ed il proprio viaggio.
Strano che incontrare un gatto selvatico e fotografarlo mi renda così soddisfatto.
Ma è successo e sono contento.
Qualcuno dice che è solo ...... fortuna.
Bene allora sabato ho incontrato "fortuna", chiamerò così il mio amico gatto selvatico.
Buona strada


Ma non è tutto.
Questo è il post 66. il mio numero fortunato.
Vedi la fortuna.

IL GATTO SELVATICO
Sul Gatto Selvatico (Felis sylvestris) in realtà si sa molto poco e la cosa non può stupire.I gatti di città, semiaddomesticati, hanno cambiato le loro abitudini di animali solitari (come la maggior parte dei felini) per vivere in branco (o in "colonie", come le chiamiamo) e questo facilita loro la sopravvivenza, ma in natura non è così: è un animale solitario che si tiene il più possibile alla larga dall'uomo, con una incredibile capacità di mimetizzarzi alla quale và aggiunto il fatto che preferisce predare di notte. Se a tutto questo aggiungiamo anche il fatto che visivamente è facilmente scambiabile con il gatto domestico, comprendiamo appieno la difficoltà di rintracciarlo e studiarlo.

In Italia è presente nella zona delle Alpi Liguri al confine con la Francia, in quella delle Alpi Carniche al confine con la ex Iugoslavia, lungo la dorsale appenninica fino alla Sicilia; si presume che, in totale, gli individui non superino le 700 800 unità. In Sardegna, invece, si ritiene che gli individui presenti appartengano alla specie Felis silvestris lybica che comprende anche i gatti selvatici Africani e del Medio-Oriente.

COME SONO FATTI
Il Felis sylvestris può raggiungere, coda compresa, il metro e venti di lunghezza. Agilissimo e robusto, ha la testa corta e rotonda e le zampe, soprattutto le posteriori, sono forti e lunghe. Il pelo è folto, morbido, di un colore griglio-rossatro con fasce trasversali scure che gli servono a meglio mimetizzarsi nella macchia boschiva, mentre il ventre è più chiaro. La coda presenta degli anelli nerastri.
Il maschio ha una stazza nettamente superiore alla femmina: da un minimo di 5,500 ad un massimo di 3,500 contro i 1,500 - 3,000 della femmina.
Come per tutti i predatori che si rispettino, ha una vista eccellente anche in condizioni pessime di luce. Questa è dovuta alla particolare struttura oculare dei gatti. Ottimi sono anche udito ed olfatto. Particolarmente sviluppata la dentatura.


DI COSA SI NUTRONO
E' un predatore notturno che rimane nascosto durante il giorno nelle cavità degli alberi o in piccole grotte e tane abbandonate. Ottimo arrampicatore, non ha praticamente preferenze tra la caccia a livello del terreno o quella "area" saltano da ramo in ramo. Le sue prede sono conigli e mammiferi di piccola taglia, oppure rane o uccelli che preleva spesso direttamente dal nido.


RIPRODUZIONE
La maturità sessuale viene raggiunta nelle femmine intorno ai 10-12 mesi che aumentano nel maschio fino ai 9-10 mesi. Il periodo degli amori va da metà gennaio alla metà di marzo. La riproduzione avviene una volta all'anno e di solito la cucciolata è di tre o quattro cuccioli che rimangono con la madre fino al compimento del quinto mese.


LA VITA SOCIALE
Estremamente territoriale (marca regolarmente il territorio che gli appartiene con una secrezione odorosa e spruzzi diurina), il Gatto Selvatico è un solitario: nessun maschio entrerà impunemente nel territorio diun altro, mentre l'accesso sarà consentito solo a femmine.
In definitiva sono molti i fattori che contribuiscono a rendere a rischio di estinzione questa specie: dal disboscamento all'alta densità di presenza dell'uomo sul territorio ed al bracconaggio. Non ultimo, però, il pericolo di ibridazione con il gatto domestico dal quale non si differisce eccessivamente.

OCEANO MARE


Ancora adesso , nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio.
Ognuno a modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa.
Non smetteranno mai di raccontarlo. Perchè nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso.
Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano.
Basterebbe la fantasia di qualcuno- un padre, un amore, qualcuno.
Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella.
Una strada da qui al mare.
Alessandro Baricco- Oceano Mare


Il punto di partenza di ogni viaggio è vicino ad ognuno di noi...basta cercarlo
A volte è così vicino che non abbiamo mai pensato che fosse una strada...quella strada, quel sogno di tranquillità, di riposo, di spensieratezza...
E quante volte si pensa che un giorno si avrà il tempo per fare quel viaggio, ma poi il pensiero piano piano svanisce perchè non si è ritrovata la strada e l'attimo per partire.
Oceano mare ti invita a partire, perchè ognuno ha il suo viaggio da fare o anche a "non partire", per accorgersi che si è già dentro un viaggio perchè " tra tutte le vite possibili, a una bisogna ancorarsi per poter contemplare sereni, tutte le altre".

CAMBIARE NEL VIAGGIO


C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
Così come non credo che si viaggi per tornare.
L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato.
Da sè stessi non si può fuggire.
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza.
In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
Per questo l'uomo deve poter viaggiare.
A. Tarkowsky

TRINACRIA



La Trinacria...Terra di Sicilia
Miti e leggende nel simbolo della Sicilia. La trinacria mostra una testa della Medusa i cui capelli sono dei serpenti intrecciati a delle spighe di grano; tre gambe piegate alle ginocchia, tutte e tre che collegate ad un centro che, appunto, è la testa della Medusa.La Sicilia versione sull'origine del nome Trinacria e del suo simbolo, si racconta che i tre promontori ai tre vertici dell'Isola sarebbero sorti grazie a tre ninfe. Queste tre splendide creature vagavano danzando per il mondo prelevando manciate di terra, piccoli sassi e frutti dalle aree più fertili.
Ad un certo punto si fermarono in una regione del Globo che aveva un cielo particolarmente limpido ed azzurro. Lì la danza si fece più elegante, gioiosa e fra un passo e l'altro le tre ninfe gettarono in mare tutto quello che avevano raccolto per il mondo. Il mare si illuminò come un arcobaleno e dalle onde emerse una terra tutta nuova, ricca, profumata, splendente. Aveva la forma di un triangolo in quanto riempì lo spazio fra i promontori che si erano creati proprio lì dove le tre ninfe, danzando, avevano gettato tutto il loro ricco carico.

RITORNO SUBITO


... il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. ..sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Josè Saramago


Serve ogni tanto fermarsi e domandarsi ..."dove sono finito?

Bisogna allora guardarsi attorno e vedere i tuoi posti, la tua campagna, il tuo parco, i tuoi sentieri , la tua casa...
Poi serve controllare la propria attrezzatura per il viaggio. Scarponi, zaino, bussola, roba di ricambio, attrezzatura per affrontare la montagna in ogni situazione.

Ma occorre anche guardarsi dentro e vedere se si è sempre gli stessi, con la stessa lealtà verso la vita e con la voglia di camminare diritto verso ciò che vogliamo.
Dov'ero finito...?
...Stavo solo scrivendo.

GIORNI DI AMICIZIA


Quando si rimane soli, al termine di una lunga giornata e si hanno nella mente i volti e le voci di chi abbiamo incontrato, le domande e le risposte, le case, le strade, i sentieri attraversati, i pensieri che ci hanno pervaso la mente, allora si accoglie volentieri il silenzio. Non so voi, ma io lo ascolto volentieri, e sento salire dal profondo la lode, il ringraziamento. E non mi sento spento. L’oggi è sempre il giorno prima di un lungo viaggio, di un tempo immenso. “Efkaristos” dicono i greci. Eucaristia.

SERENDIPITA'


Cos'è Serendipità?
La parola Serendipità deriva da Serendip, l'antico nome persiano per Sri Lanka.
Il termine fu coniato dallo scrittore Horace Walpole il 28 gennaio del 1754 che lo usò in una lettera scritta a Horace Mann, un suo amico inglese che viveva a Firenze.
Serendipità è un neologismo poco usato nella lingua italiana, proveniente dall'assai più diffuso corrispondente inglese serendipity.
Horace Walpole fu ispirato dalla lettura della fiaba persiana "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno nel cui racconto i tre protagonisti trovano sul loro cammino una serie di indizi, che li salvano in più di un'occasione. La storia descrive le scoperte dei tre principi come intuizioni dovute sì al caso, ma anche allo spirito acuto e alla loro capacità di osservazione.

Serendipità è dunque - filosoficamente - lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per cogliere l'indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative.

L'ALTRA PARTE


Quando qualcuno incontra il proprio cammino non può avere paura.
Dev'essere sufficientemente coraggioso per compiere i passi sbagliati.
Le delusioni, le sconfitte, lo scoramento sono strumenti che Dio utilizza per mostrare la strada.

PANTELLERIA

"Sorso dopo sorso,
ci si trova a naufragare su terre amiche,
dove la vita e l'animo degli uomini
sono più semplici e genuine.
In fondo i ricordi più belli
sono i momenti più semplici."

Il Viaggio ritrovato
Dopo essere partito senza sapere come lenire il mio dolore
e sperando che il mio cuore naufrago approdasse sulla sabbia chiara
di una spiaggia già sognata,
così ho ritrovato in me stesso il viaggio... metafora della mia vita.
Un'isola per sentirsi protetti, abbracciati nella sua terra verde e nera di mediterraneo e calorosa di vita sicula.
Un lembo di terra da cui mirare tutt'intorno il resto degli infiniti spazi
per poi prendere il mare ed essere "capitani coraggiosi" su una zattera che raggiunge ogni parte del mondo.

IL DISERTORE

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra,
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

Versione italiana della canzone "Le deserteur", scritta e cantata nel 1954 da di Boris Vian.
L'ha cantata in italiano anche Ivano Fossati.
E' anche questa una canzone che ci riporta ad un viaggio...Questa volta il viaggio ci fà riflettere sull'orrore di ogni guerra e sulla scelta di un uomo semplice di fronte ad ogni atrocità.

LA TELA DI PENELOPE


La tela di Penelope è una storia dentro un'altra storia,
Lei vegliava fino alla vetta
Lei vegliava fino alla vetta delle ombre e l'oscurità
non lasciava nemmeno una nota in più della sua parte di chiarore.
L'infinito lo trascorreva dipanando la storia con il viso rivolto all'alba
e lui tornava sempre:bambino dispotico privo del suo sogno.

La tela di Penelope è un b&b dei Nebrodi del quale ho fatto la recensione su parks.it la scorsa settimana, frase scelta …
"la nostra ospitalità è una emozione sul filo della memoria"

la tela di Penelope è anche una grande emozione...della mia vita.

Capire Penelope significa capire l'essenza stessa del viaggio di Ulisse e significa dare un senso alla vita stessa.
C'è chi ha scritto "Nella sonorità orchestrale dell’Odissea, tra le musiche dei venti delle acque dei fuochi dei passi dei canti delle voci dialoganti delle preghiere dei lamenti dei pianti, ho ascoltato il linguaggio di Penelope".

Senza Penelope non c'è Odissea, ma solo un'accozzaglia di miti tenuti insieme dall'insensato andare senza meta di un eroe disperato. E' lei stessa, a ben vedere, la tela, la trama, il punto di partenza e insieme di arrivo per Ulisse. Senza Penelope Ulisse sarebbe preda del suo stesso mito, chiudendosi in esso a mezz'aria come senza contatto con la realtà; e peraltro non avrebbe avuto alcun motivo logico per non concludere il suo viaggio molto prima da qualche altra parte e non a Itaca. Il fulcro del poema non sta nel viaggio, ma nel ritorno, a Itaca. E la ragione del ritorno non è il reame o le deluse famiglie dei compagni morti, ma solo Penelope, solo lei.